ARTE FUORI PROGRAMMA: DIALOGO

Antonio De Pascale

in Conversazioni di filosofia Arte fuori programma a cura di Alfredo Sigolo

I quaderni di sala Celio n°2 2004_Rovigo 


Forma


La ricerca dell’artista ha sempre avuto come campo d’azione e d’ispirazione il mondo della pubblicità e dei mass media. De Pascale indaga il linguaggio degli spot e dei prodotti della moderna società dei consumi, decostruendolo negli elementi e nei codici linguistici elementari (verbali, visivi e tattili), riassemblandoli e facendoli divenire veicolatori di messaggi del tutto inediti. La derivazione pop dei suoi lavori appare evidente ma del tutto originale appare la capacità di manipolare concettualmente il prodotto industriale e seriale che viene restituito alla dimensione di unicum da un accurato e minuzioso lavoro manuale. La pittura recupera così la sua originalità e specificità contro la critica benjaminiana circa la riproducibilità dell’opera d’arte, proseguendo lungo un percorso che, iniziato da Warhol, è proseguito poi con artisti come Schifano, Koons, fino a Sachs e Friedman. Ogni dettaglio, dalle immagini ai loghi, dagli slogan al packaging, diventa un crocevia per possibili dirottamenti, incroci, sostituzioni e associazioni logiche e concettuali.

La confezione e l’imballaggio del prodotto sono il medium e diventano campo privilegiato di contaminazione ed interferenza, per dialogare in modo critico con un pubblico ormai educato all’iconografia e al linguaggio dei mass media.


Concetto


La serie, qui rappresentata con 2 lavori, riprende la grafica e il packaging, seppur fuori scala, di una nota marca di cioccolato. La parola Break sostituisce il nome del prodotto (non il font), attribuendogli il significato esteso di rottura e pausa, squarcio ed intervallo. Rispetto a cosa, dunque? Certamente ad uno stereotipo, ad un’immagine consueta, ad un marchio cui, intuitivamente, il pubblico associa un prodotto e il modello che vi è stato costruito intorno dalla pubblicità. La dolcezza dello snack a portata di mano, l’evocazione di una natura incontaminata e rassicurante, lo slogan che descrive le qualità irripetibili del prodotto: sono questi i messaggi sui quali si concentra la ricerca di De Pascale per innescare dirottamenti e singolari metamorfosi.

Questi oli su tela intelaiata sono una raffinata ricerca sul genere del paesaggio: la sostituzione dell’originale veduta alpina fiorita con la mucca al pascolo è infatti compiuta attingendo materiale dalla cronaca quotidiana. Quelli rappresentati sono frame tratti da servizi giornalistici della televisione, che sempre più tende a spettacolarizzare il dramma quotidiano, trasformandolo in fiction. Per questo l’opera di De Pascale procede in due direzioni ben definite e, alla fine, convergenti: da un lato lo svelamento dei falsi modelli di vita veicolati dalla pubblicità e dall’altro l’analisi critica della comunicazione di massa, che trasforma in fiction la realtà più cruda e drammatica, facendone un reality show.

Interessante è poi che le scene di cronaca scelte, si innestino perfettamente nel prodotto adottato, addirittura evidenziando ambigue affinità percettive tra morfologia del prodotto e dettaglio giornalistico.

Questa nuova realtà contraddittoria punta a risvegliare nello spettatore una consapevolezza dalla quale si produca un atteggiamento critico nei confronti della realtà e dell’astrazione di essa veicolata dai media.

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